Plastica e pandemia: come arginare il nuovo inquinamento

Inizialmente si credeva che questa pandemia potesse migliorare i dati relativi l’inquinamento, ma non si erano tenuti in considerazione vari fattori. Guanti, mascherine rifiuti sanitari, sono solo una parte marginale di questo problema.

Con la chiusura di bar e ristoranti, si è riscontrato anche un aumento di contenitori ed involucri destinati all’asporto. I locali, per far fronte a questa crisi, non solo sanitaria, ma anche economica, hanno optato per soluzioni take away, utilizzando materiali che difficilmente vengono riciclati nel modo corretto.

Una possibile soluzione è quella di utilizzare prodotti in carta, quindi di facile riutilizzo, e ecologici; una fonte a cui fare riferimento è Maxilia, che offre inoltre la possibilità di personalizzare con il logo del proprio punto vendita le borse per le consegne a domicilio. Un’attenzione accurata verso l’utilizzo di particolari risorse, aiuta a rispettare l’ambiente che ci circonda.

Aumento della plastica: le cause

Produrre rifiuti comporta anche un corretto smaltimento degli stessi (leggi anche Come si smaltiscono i rifiuti), ma prima di arrivare alla fase finale, occorre capire quale sia la causa da cui scaturisce il problema.

Con l’avvento della pandemia, si sono registrate impennate sui grafici degli acquisti online; questo ha comportato un aumento della plastica utilizzata per imballaggi e packaging delle spedizioni.

Questo tipo di rifiuto non è semplice da riciclare e va ad aggiungersi ad una situazione ambientale già di per se critica. La chiamata ai ripari è stata già divulgata insieme a dati che dovrebbero farci riflettere. Ad oggi la produzione di rifiuti sanitari in materiali plastici è aumentata di sei volte rispetto all’anno precedente. In molti sostengono che l’unica soluzione per far fronte a questo problema sia adottare un modello di vita sostenibile per rendere migliore il futuro di tutti.

Riciclo e materiali sostenibili

Questo virus è riuscito a far venire meno il sogno che in tanti speravano si realizzasse: quello di un mondo dove il riciclaggio diventava una filosofia di vita. In ogni Stato del mondo l’utilizzo di materiali usa e getta è aumentato, con l’aggravante che molti di essi non possono essere riciclati.

Dati alla mano, si denota che per ogni ordine di food delivery, si produrrebbero cinque prodotti di scarto (https://www.orizzontipolitici.it/plastica-e-lockdown-cosi-e-cresciuto-linquinamento/); anche solo il classico rito del caffè in tazzina al bar si è ridotto ad un bicchiere di plastica da asporto. Bagliori di speranza si vedono nei nuovi Bandi per il 2021, dove l’Unione Europea vieta l’utilizzo di plastica monouso.

Con queste norme verrebbero bandite posate di plastica, cannucce e contenitori in polistirolo per cibi e bevande d’asporto. Potrebbe essere la giusta via per riprendere in mano le redini e affrontare nel modo corretto una situazione che non offre diverse alternative. Molte aziende italiane si stanno concentrando sull’uso di materiali differenti dalla plastica, e credono che il futuro del packaging sia la carta.

La chiave del successo sta nel convincere il settore della ristorazione ad investire in questa nuova frontiera per salvaguardare il pianeta e sensibilizzare tutti i consumatori.