• Quanti anni di contributi servono per andare in pensione?

    Sono milioni gli italiani che si interrogano su quanti anni di contributi servono per andare in pensione, complice il fatto che – nel corso del tempo – le normative in proposito vengono modificate con una frequenza che appare eccessiva. Anche quest’anno, per esempio, alcune delle regole da rispettare per andare in pensione sono cambiate per i lavoratori che sono iscritti alla previdenza pubblica obbligatoria. A partire dal 1° maggio del 2017 sono stati introdotti, con la scorsa legge di bilancio, due strumenti finalizzati ad anticipare il ritiro validi per quattro categorie di lavoratori: non solo i dipendenti del settore privato, ma anche quelli del pubblico impiego e i lavoratori autonomi. Si tratta di lavoratori in condizioni di difficoltà, vale a dire quelli che assistono i familiari con invalidità, quelli invalidi almeno al 74%, i disoccupati e gli addetti alle mansioni gravose.

    Che cos’è l’Ape agevolata

    Il primo degli strumenti in questione è l’Ape agevolata: coloro che vogliono scoprire quanti anni di contributi servono per andare in pensione devono sapere che, in virtù di questo anticipo pensionistico, è possibile lasciare il lavoro già a 63 anni, ma a patto di avere versato contributi per almeno 30 anni. Nel caso in cui si abbiano alle spalle 41 anni di contributi versati, invece, si può andare in pensione a qualunque età, se 12 mesi di lavoro effettivo sono stati svolti prima del compimento dei 19 anni.

    L’Ape volontaria è l’altro strumento: esso si rivolge a tutte le categorie di lavoratori dipendenti, siano essi del settore privato o del settore pubblico, ma anche agli autonomi. In pratica, permette di andare in pensione in anticipo beneficiando di un prestito che viene concesso dalle banche, e che poi deve essere rimborsato attraverso una rateazione ad hoc nei 20 anni seguenti a cominciare dalla data in cui si inizia a ricevere la pensione di vecchiaia.

    Quando si può andare in pensione?

    Ricapitolando, nel 2017 si può ottenere la pensione di vecchiaia a 66 anni e 1 mese se si è lavoratrici autonome, a 65 anni e 7 mesi se si è lavoratrici dipendenti del settore privato o a 66 anni e 7 mesi se si è lavoratori dipendenti o autonomi. Per quel che riguarda il requisito contributivo a cui fare riferimento per uscire con la pensione anticipata, invece, è di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne. Anche il cumulo dei periodi assicurativi è stato esteso da quest’anno: tale istituto si rivela utile e apprezzabile dal momento che offre la possibilità di raggruppare i vari contributi sparsi, e cioè quelli accreditati tra gestioni della previdenza obbligatoria differenti, incluse le casse professionali.

    Attraverso questa opportunità, diventa più semplice raggiungere i requisiti contributivi che è necessario rispettare per la pensione anticipata o per la pensione di vecchiaia. Negli ultimi tempi sono state abolite le finestre mobili per i lavori usuranti, mentre l’opzione donna è stata prorogata a sostegno delle lavoratrici che hanno accumulato al 31 dicembre 2015 35 anni di contributi e che superano i 57 anni di età.

    Infine, l’ultima delle modifiche degne di rilievo tra quelle applicate di recente riguarda la definitiva abolizione del meccanismo delle penalizzazioni che riguardava le uscite anticipate che avvenivano prima del 62esimo anno di età. Insomma, capire quanto si potrà andare in pensione sembra essere sempre più complicato, anche se per fortuna sul web non è difficile trovare tool che permettono di scoprire la data di pensionamento più vicina, a seconda che si opti per la pensione anticipata o per la pensione di vecchiaia, considerando gli scenari demografici previsti dall’Istat per i prossimi anni.