Da dove cominciare? Come posso rendere partecipe della grande emozione provata, chi non c’è stato? “Insubria Celtic Festival”, solo il nome fa ben sperare e la realtà ha superato la fantasia. Sono approdata al campo storico della Confraternita del Leone (Brescia) che mi ha gentilmente ospitata, sabato 26 aprile, con il mio abito celtico e una scorta di salcicce per i guerrieri e le loro dame. Varcare la soglia del parco comunale di Marcallo, è stato come passare attraverso uno stargate, tuffarsi in un altro mondo. Ovunque, cosparse tra gli alberi, le tende degli accampamenti celtici, le balle di paglia e le cataste di legna già pronte, gli stendardi di alcuni clan già posizionati all’ingresso dei loro campi. Sempre si levava il lamentoso suono della cornamusa o il grido possente dei corni da guerra o le urla dei giovani guerrieri in allenamento. La giornata è corsa via veloce tra una zuppa di cereali cucinata su fuoco da campo in un grande pentolone, una goliardica tavolata di celti dediti a bere ippocrasso da splendidi corni potori e la rievocazione della Battaglia del Ticino del 218 a.c.: durante questa battaglia diverse tribù celtiche si schierarono con Annibale e inflissero una cocente sconfitta alle truppe romane. E poi…la magia della notte di Beltane. I clan si sono riuniti, ognuno dietro il proprio vessillo e si sono recati al campo dei Fuochi: una vasta pianura dove erano stati eretti tre giganteschi cumuli di legna. Prima dell’accensione si è svolto un matrimonio di rito celtico, poi i capi clan e i guerrieri più possenti si sono disposti intorno ai tre roghi e simultaneamente hanno avvicinato le torce alla legna. Subito si è alzato al cielo il possente ruggito del fuoco e i Sacri Fuochi di Beltane si sono levati in tutta la loro primordiale potenza. Scintille rossastre accendevano la notte di mille bagliori, il fumo della legna, misto ad essenze , saliva in lenta spirale verso un cielo che ci ha regalo stelle di rara bellezza. E noi, tutti a correre tra i Fuochi, spinti da un ancestrale istinto di potenza vitale, di gioia assoluta, di armonica unione con la Terra Madre. E’ stata estasi pura, la riscoperta di istinti sopiti da generazioni, non potrò mai dirvi quanto il mio cuore sia tornato giovane e voglioso di vita.
La notte è stata ancora lunga e ognuno ha ringraziato il Fuoco, l’Aria e la Terra nei modi suoi propri.
Tutta la manifestazione è stata sostenuta da musiche di prim’ordine, con i concerti degli strepitosi Morrigan’s Wake e i Clamore Pipes and Drums, solo per citarne alcuni: sempre aperto il mercatino d’artigianato celtico e gli stand di birra al miele e birra, birra, birra.
Ho sicuramente dimenticato qualche particolare, ma conservo nel mio cuore, forte e profondo, l’impeto vitale, la gioia pura, l’armonia gioconda che le Sacre Fiamme mi hanno lasciato, nonché il ricordo commosso degli occhi di chi ha corso con me tra i Sacri Fuochi.
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